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L’otosclerosi

Che cos’è l’otosclerosi?

 

L’otosclerosi è una malattia dell’orecchio interno nella quale si formano dei microscopici focolai di ossificazione (otospongiosi nella prima fase, otosclerosi nella seconda). Il termine otosclerosi deriva dal greco "duro" (scler-o) e "orecchio" (oto).

Uno dei punti di ossificazine più frequente è quello a livello della parte anteriore della platina della staffa (il più piccolo degli ossicini dell’orecchio) che ne determina la progressiva fissità. La fissità della staffa è la principale causa della perdita uditiva che si verifica nell’otosclerosi.

 

Da cosa è causata l’otosclerosi?

 

Si ritiene che circa il 60% delle otosclerosi sano di origine genetica ed è infatti facile riscontrare una familiarità. Chi ha un genitore con otosclersi ha un 25% circa di probabilità di soffrirne, percentuale che sale al 50% se entrambi i genitori ne soffrono. Colpisce più frequentemente le donne e tipicamente si aggrava dopo una gravidanza a testimonianza di una influenza ormonale sul decorso della malattia.

 

Con quali sintomi si manifesta?

 

Il sintomo più frequente è una progressiva diminuzione dell’udito che può accompagnarsi con l’insorgere di un acufene (ronzio, fischio, sibilo nell’orecchio) o delle lievi vertigini soggettive.

 

Come si diagnostica?

 

L’aspetto dell’orecchio è il più delle volte normale e la diagnosi si base sull’esame audiometrico che può dimostrare una ipoacusia trasmissiva, mista o più raramente neurosensoriale e sull’esame impedenzometrico che dimostra l’assenza dei riflessi stapediali dovuta alla fissità della staffa. Nei casi di ipoacusia mista o neurosensoriale la tomografia computerizzata può dimostrare una demineralizzazione dell’osso che costituisce l’orecchio interno (capsula otica).

La diagnosi di certezza è comunque intraoperatoria.

 

Come si cura?

 

Nelle fasi iniziali quando l’ipoacusia è lieve ci si astiene da terapie chirurgiche mentre può essere utile una terapia medica a base di fluoro che rallenta la progressioe della malattia (pare determinando una rapida trasformazione dei focolai di otospongiosi in otosclerosi). Quando si è oramai instaurata una ipoacusia trasmissiva di entità tale da determinare una difficoltà uditiva nell’orecchio interessato è indicato un intervento di stapedotomia o di stapedectomia.

Nella stapedotomia si pratica un foro nella platina stapediale e si sostituisce la restante parte della staffa con una protesi. Nella stapedectomia si sostituisce l’intera staffa con una protesi. Quest’ultimo intervento può determinare una sintomatologia vertiginosa intra e post operatoria molto più frequentemente che il primo, che oggi si preferisce.

Il successo in termini di buon ripristino della funzione uditiva è oggi, in mani esperte, superiore al 90%.

 

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Centro Medico di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Plastica Facciale

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Ultimo aggiornamento 15.05.2006